Nasce a Reggello (Firenze) il 9 Novembre 1915.
Trascorre un periodo della sua adolescenza nell’Istituto fiorentino di “Montedomini”che accoglieva, in quegli anni, bambini, ragazzi e anziani di famiglie che non erano in condizione di occuparsi personalmente dei loro cari.
Questa esperienza, in un ambiente difficile e severo, è destinata a segnare il suo animo e a trovare riscontro, con quadri e disegni, nel suo futuro di artista.
Dal 1936 al 1942 presta servizio nell’Arma dei Carabinieri.
Nel 1942 si sposa e va ad abitare in Via degli Alfani, in una casa della vecchia Firenze con una splendida terrazza sui tetti da cui sembra di toccare la cupola del Brunelleschi.
Trascorsi i difficili anni della guerra e del primo dopo-guerra, trova un lavoro stabile, nel 1948, presso l’Azienda Municipale dei Trasporti di Firenze (A.T.A.F.) come “bigliettaio” prima sui tram e poi sui bus.
In quel periodo si intensifica la passione per il disegno e la pittura già presente da tempo e, incoraggiato anche da persone di famiglia, studia e si esercita assiduamente.
Nel 1951 inaugura la sua prima mostra personale alla Galleria “Vigna Nuova”di Firenze.
E’ un notevole successo di critica e di pubblico. Inizia una stagione di forte impegno creativo; la pittura e i disegni di Ferrini si inseriscono nel contesto della vita artistica fiorentina.
La seconda mostra personale è del 1954 sempre alla “Vigna Nuova”.
Questi anni e quelli che seguono rappresentano un periodo molto particolare nella vita dell’artista che deve cercare un difficile equilibrio fra la consapevolezza di poter esprimere qualcosa di significativo nel campo dell'espressione pittorica e la realtà di un lavoro quotidiano necessario ma certamente lontano dai suoi interessi prioritari.
Inoltre viene vissuta con fatica, soprattutto per un uomo ed un artista estremamente sensibile, insicuro, fragile, che reagisce con chiusura in se stesso e crescente malinconia alle avversità, la necessità di inserirsi in un mondo difficile e complesso come quello dell’arte, dei galleristi, dei critici, dei mercanti dove, oltre le capacità artistiche, contano molto anche carattere, grinta, forte personalità, doti relazionali, dedizione a tempo pieno al proprio percorso.
Il rifugio prescelto diventa ancora di più il disegno, la pittura insieme allo studio dei maestri che egli sente più vicini alle sue problematiche: Van Gogh, Munck, Gauguin, Toulouse-Lautrec, Rousseau, il”fauvismo” di Matisse, i “Primitivi” extra europei, il Cubismo di Picasso, fino all’Espressionismo di Nolde, Heckel, Kandinsky, senza mai dimenticare la provenienza dalla scuola e dall’esperienza toscana contemporanea che fanno parte in maniera naturale del suo vissuto.
Nell’animo e nella mente dell’artista si fa strada la consapevolezza del dolore come fatto centrale nella vita dell’uomo; le aspirazioni, i sogni, le illusioni s’infrangono nella realtà e l’angoscia dell’uomo che scopre la sua condizione diventa l’urlo, lo sguardo pieno di perché senza risposte, l’espressione sconfitta e sofferente dei volti dipinti dal Ferrini.
Come sempre, l’artista trova nelle sue rappresentazioni espressive il senso di sé, l’unico “luogo” dove poter esprimere quel bisogno disperato di comunicazione con il mondo che in altro modo non riesce ad esternare e, nel contempo, il modo con cui testimoniare la profonda dignità che l’umanità rivela proprio attraverso il dolore e le sofferenze; quasi una catarsi poetica del dolore come gesto ultimo di riscatto dell’uomo posto al centro di un Infinito misterioso, un uomo che anela alla pace e all’innocenza dell’animo.
Ferrini continua, con fasi alterne, a dipingere, a disegnare, ad esporre le sue opere.
Dal 1963 viene ad abitare a Scandicci dove risiede fino al 1989, prima di tornare a Firenze.
L'ultima mostra personale si svolge nel 1992 al CEPAC di Prato con recensione di Elvio Natali.
E' un altro successo che premia giustamente un lungo e fecondo percorso artistico.
Muore a Firenze nel 1993.